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IL BORGO

Al ritmo della storia

Querceto regala fin da subito due forti emozioni: viaggiare nella storia ed essere immersi nella natura.

Percorrendo la splendida salita lo sguardo comincia a smarrirsi negli sconfinati, verdi, dolci panorami fino ad incrociare, in alto, il borgo che delinea la sua sagoma su di uno splendido azzurro.

Entrare in Querceto, rigorosamente a piedi come fin dai tempi antichi, è una trasformazione che coinvolge ogni senso: il tempo cambia ritmo, gli odori divengono più intensi, i pensieri e le voci della gente si rincorrono tra le vie del borgo. Qui ogni respiro narra di un luogo dove il tempo non si è mai fermato.

Querceto, è "viva" più di ogni altro luogo, qui la parola vivere assume i suoi significati più intensi, profondi, dove la tradizione ancora esprime la sua voce, la natura e la campagna scorrono lenti e forti e gli occhi di ogni creatura salutano gli splendidi tramonti di un sole che ogni giorno inonda Querceto.

CASTELLO GINORI DI QUERCETO

Al ritmo della storia

Castello Ginori di Querceto: un antico borgo fortificato del volterrano sulle pendici del Monte Aneo, circondato da boschi, colline e dall’omonima fattoria.

Le origini del borgo risalgono all'anno Mille quando apparteneva alla chiesa di Massa Marittima. Successivamente, nel 1208, Querceto insieme ad altri castelli della Val di Cecina (Canneto, Micciano, Libbiano, La Sassa, Serrazzano e Monterufoli) fu ceduto al Comune di Volterra. 

A quei tempi Querceto rivestiva notevole importanza sia per la sua potenza militare sia per le tante risorse naturali del sottosuolo: in primo luogo le “moie”, sorgenti di acqua salata, poi diversi minerali come l’argento, il rame e il mercurio, ma anche il vetriolo e l’allume che costituivano una merce molto ricercata sui mercati internazionali del Medioevo.

Dopo due secoli segnati da scontri armati e rivolte, il Cinquecento fu contrassegnato dalla dominazione fiorentina, in seguito alla conquista di Volterra, e gli abitanti di Querceto giurarono fedeltà alla Signoria di Firenze.

In questo periodo, più precisamente nel 1543, la nobile famiglia Lisci di Volterra si insediò nel Quercetano.  

Nel 1783 l'ultima discendente dei Lisci, Francesca, sposò il Marchese Lorenzo Ginori e con l’avvento dei Ginori finì un periodo nero per Querceto, caratterizzato da carestie, miseria e dal malgoverno. 

Nel 1814 Carlo Leopoldo ereditò dalla madre Francesca la fattoria di Querceto; da allora le terre ed il castello sono rimasti della famiglia Ginori. 

Egli mise in pratica numerose innovazioni nei sistemi di coltivazione, aumentando la resa dei terreni, e si impegnò in particolare per favorire l’allevamento del bestiame ed il miglioramento delle razze. Nel 1834 in località Tegolaia - oggi Ponteginori - fece costruire il ponte sul fiume Cecina, che collegò la tenuta di Querceto con la strada della Val di Cecina, poi ricostruito dopo l’ultima guerra.  

Nel Novecento sono stati Lorenzo e suo figlio Leonardo ed infine Lionardo Lorenzo, coadiuvato dal nipote Luigi Malenchini, a dare un ulteriore impulso allo sviluppo agricolo, contribuendo a rendere la fattoria di Querceto un’azienda agricola modello capace di tradurre gli antichi valori di autenticità e genuinità attraverso il rispetto di tradizione ed innovazione.  

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